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abisitau *loading* bortas
Un'artìculu miu chi emu scritu po unu giornali e chi a s'acabu no apu mai pubricau. Chistiònat de sa parti chi depint tenni is Sardus in sa scola sarda e in is atrus logus puru. Ma iat a essi mellus a nai "scola italiana in Sardìnnia" ca de sardu tenit pagu diaderus.
L'IDENTITÀ CONTA: NELLA SCUOLA E NON SOLO
Dopo la calata continentale e l'occupazione dei posti che contano in Sardegna si riaccende il dibattito sulle capacità dei Sardi di autogovernarsi e di gestire le proprie risorse e potenzialità. Particolarmente interessante l'esempio della lingua sarda nella scuola. Tutti questi rinnovati appelli alla meritocrazia sul posto di lavoro però, all'importanza di come lo si svolge e non della provenienza o della "identità" sinceramente non mi convincono. Da quando l'identità non conta più? Mi risulta invece che abbia sempre contato e come. Dove sarebbe lo scandalo se dicessi che i Sardi devono avere una corsia preferenziale nella scuola sarda per l'insegnamento della lingua e della cultura dell'Isola? Proprio così: i Sardi, preparati, devono essere privilegiati e non solo nella scuola e non solo per l'insegnamento della lingua sarda. Chi altri ci dovrebbe pensare alle nostre cose se non noi? Si è mai visto un padrone di casa che lascia che sia un altro a comandare in casa sua? Non credo, e non certo per razzismo o scarso spirito democratico. Delle sue proprietà ne dispone lui stesso. Ma in nome di una democrazia "a stracu baratu" come la chiamerei io, ci si vorrebbe far credere che non deve esistere nessuna precedenza identitaria, cosa che suona un po' generalista e facilona. Tanto da sfiorare la democrazia al contrario, secondo la quale, per restare nel discorso lingua, in Sardegna non si dovrebbe parlare in sardo perché qualcuno non lo capisce. Se uno fosse un minimo rispettoso del posto in cui vive non si sognerebbe nemmeno di avanzare pretese così assurde. Se io andassi in Francia è chiaro che sarei io a dovermi adattare alla nuova realtà e non viceversa, in Sardegna invece sarebbe la realtà locale a doversi adattare al nuovo venuto di turno, in questa smania di finta democrazia e vero provincialismo. Se davvero l'identità non contasse perché darsi tanta pena per riequilibrare la presenza femminile nelle istituzioni, che importanza ha l'identità di genere, il sesso, di una persona? L'importante è che sappia svolgere il suo lavoro. Oppure perché pretendere di avere il marchio "Doc" sui prodotti sardi? Sono forse più buoni solo per la loro provenienza? L'identità in questi casi conta e nessuno ha da ridire. In certi concorsi l'essere "figlio di", "parente di" vale più dell'essere figlio di nessuno. Anche in questo caso l'identità conta parecchio. Personalmente non mi scandalizza, perché per me l'identità conta, come ha sempre contato fino ad oggi. Un ultimo riferimento alla nazione più razzista del mondo:
